Foto del mese : Novembre 2019

La costa della Bretagna

Re-imparare a fotografare

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Il faro di Créac’h nell’isola di Ouessant al tramonto

Stavo per perdermi il tramonto…

Sono passati ormai 20 anni, lo stesso odore di mare agitato, la stessa voglia di mettere in pausa. Avevo una Fuji STX-2 di mia mamma, un paio di rullini, un’altra faccia ma la stessa voglia di correre sugli scogli. Erano le vacanze estive in Croazia, che passavamo girovagando tra le isole in barca mentre io scattavo le mie prime fotografie. Fin da subito ho prediletto la natura, luoghi lontani, senza nessuna presenza umana. Non avevo la minima idea del perché camminassi su e giù tutta la giornata senza una meta precisa.

A Ouessant c’ero venuto a studiare l’itinerario per organizzare un viaggio fotografico, un elenco di fari e paesaggi “must do” da riprendere al meglio. Il faro Créac’h però mi stava mettendo i bastoni tra le ruote. Non riuscivo a fare una fotografia che mi piacesse, non trovavo un primo piano importante, troppo mare… troppa terra… il faro troppo lontano o troppo vicino… Se lo fotografo così piacerà alla gente? Riceverò abbastanza like? La gente vorrà venire in Bretagna a fotografarlo?

Da bambino saltavo da uno scoglio all’altro e non c’era un motivo, non cercavo nessuna composizione speciale, lo facevo perché mi piaceva e basta. Infondo era un gioco. Giocavi con un ramo o con un sasso, non c’era un modo giusto né un’obiettivo. La fotografia era un di più, rendevi immortale il giorno in cui le isole erano solo la schiena di creature che nuotavano nel mare, fermavi quell’avventura, quel momento che la vita ti avrebbe poi fatto dimenticare.

20 anni dopo l’odore del mare agitato, il sapore degli schizzi, la teoria e la pratica fotografica studiata a fondo, un bel tramonto che mi stavo perdendo. Mi ero dimenticato di quanto mi piaceva vagare senza meta. Infondo non si trattava solo di comporre in modo armonioso senza bruciare luci e ombre. La fotografia, come tutta l’arte, è a mio parere terapeutica, ognuno ha un suo motivo, una sua “diagnosi” e una sua “cura”. Avevo perso di vista il motivo… la fotografia non è un lavoro, è una cosa molto più importante… sono qui perché infondo non ho mai smesso di giocare.

Non sarà la mia fotografia più bella, il tramonto più colorato o la composizione più azzeccata, ma è sicuramente quella più “magica”.

Le onde che in modo ciclico mischiano un passato da aspettare, un presente da scoprire e un futuro da ricordare, si frangono sull’isola di Ouessant che modellandosi trova il suo equilibrio.

Mancava poco al tramonto, era tempo di tornare per cena e senza troppe domande scatto un’ultima foto. Chissà cosa ci sarà per cena…

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