Viaggio fotografico in India

Reportage di vite piene di colore

India, una meta strana per un viaggio fotografico.

Questa volta non ci sono ghiacciai, montagne innevate e vulcani. Ma persone.  L’India è il luogo più adatto per catturare scorci di vita, tumulti interiori e spiriti inquieti.

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Un mendicante a Jodpur

Le città indiane come Jaipur, Udaipur, Jaisalmer e Jodpur sono ricche di storie dove re e guerrieri combatterono per la propria terra e per il loro onore, ma ora tutto quelle storie si sono perse tra le strade decadenti. Gli antichi palazzi cadono in rovina, attraversati da turisti di passaggio, collezionisti di souvenir.

A Jaisalmer un antichissimo palazzo color sabbia domina la città dall’alto di una montagna, a Jodpur un tempio bianco cattura gli sguardi e i mirini delle fotocamere. Jaipur è attraversata dal Kartarpura Ganda Nala, un fiume sul quale si affacciano palazzi e templi meravigliosi, quelli che siamo abituati a vedere sulle guide, quelli a cui pensiamo quando ci viene detta la parola “india”.

Ma chi vuole cogliere lo spirito dell’India deve allontanarsi da queste zone per entrare nelle piccole botteghe delle periferie, fermarsi a osservare le persone che camminano per le strade e quelle che a bordo strada ci vivono. Non tutti lo sanno, ma in India la gran parte delle attività e della vita si svolge sotto gli occhi di tutti.

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Una bottega a Jaipur

Ai lati delle strade di terra battuta o di lastre sconnesse si contratta ogni cosa. Spezie, frutta, verdura, carne, abiti, oggetti, mangimi per animali, prodotti per il corpo, mestoli di zuppa. Ma non solo, nei quartieri più poveri le case sono fatte di un’unica stanza, con pochi oggetti di uso quotidiano e tanti disegni appesi all’intonaco scrostato. Non ci sono finestre, l’unica apertura è la porta che viene tenuta sempre aperta. La soglia d’ingresso è un luogo dai tanti usi, come passaggio, come luogo d’incontro e chiacchiere e sopratutto come cucina.

Passeggiando lungo le strade della periferia di Jodpur, si rimane colpiti da pentoloni ribollenti, fornelli da campo, mestoli e barattoli posati sulle soglie delle case. Le donne stanno sedute tutto il giorno per terra con le gambe rannicchiate dietro ai pentoloni, a mescolare per la propria famiglia e per chi è disposto a pagare qualche rupia per una ciotola di minestra.

Gli indiani vivono in una dimensione senza tempo, nonostante gli orologi appesi alle pareti, la vita scorre placida, senza inseguire le lancette. I negozi, visto che coincidono con le abitazioni, aprono quando arrivano i primi clienti della giornata, chiudono quando non passa più nessuno.

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La vita sul fiume a Varanasi

Un altro elemento che non passa inosservato agli occhi degli occidentali è la totale mancanza di sedie e spesso anche di tavoli. Tutte le attività si svolgono per terra, sui pavimenti delle case o sulla terra delle strade. La persone molto spesso camminano e lavorano scalze, al massimo in ciabatte. Ci si siede sulle soglie delle case o dei negozi, sugli scalini o sulle scale, posando la propria merce sullo scalino più un basso, o direttamente sulla strada, a poche decine di centimetri da dove passano le ruote dei carretti.

Ma tutto è calmo, nessuno corre, la vita scorre lenta. E nessuno si lamenta. Per le strade ci sono odori forti, spesso sgradevoli, quasi non esiste privacy, il numero di oggetti che le persone possiedono si contano sulle dita delle mani, non c’è pulizia e quasi ogni cosa è fatta con materiale di scarto.

Guardando nei loro occhi, quello che si legge è fatica, rassegnazione, ma a volte fierezza, resistenza e anche qualcosa che può somigliare alla felicità per come la intendiamo noi.

Da dove prendono questa forza? Sono arrivato a pensare che sia tutto merito del colore. L’intonaco delle case è spesso scrostato e cadente, ma è ricoperta da uno spesso strato di vernice colorata. Blu, arancione, giallo, questi sono i colori che dell’India. Ma anche gli abiti, soprattutto quelli delle donne, sono un tripudio di colori.

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Holi festival a Jaipur

Gli indiani amano talmente il colore che hanno creato una festa in suo onore: l’Holi Festival. Per due giorni ogni attività viene sospesa, nessuno vende, nessuno contratta, tutti si ritrovano nelle piazze e davanti a templi per cantare e ballare. Polvere colorata viene lanciata su questo mare di persone in movimento, tutto si tinge e si colora si vita. Colori sgargianti, blu, giallo, fucsia, arancione. I volti diventano di mille colori, capelli, abiti e ogni centimetro di pelle scoperta diventa una tela piena di vita.

Per noi è solo polvere colorata, ci faremo una doccia la sera e pochi giorni dopo saliremo su aereo che ci riporterà nelle nostre belle case occidentali.

Ma per loro quella polvere è gioia. In India nessuno possiede più cose di qualcun altro, si vive con poco, con meno del necessario, ma ci sono attimi di felicità, momenti dove il sangue pulsa nelle vene, dove l’adrenalina sale e dove si grida di gioia per il solo fatto di essere vivi.

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